Ogni narrazione è un tentativo di costruire una ordinata visione del mondo, fondata su regole sia interne che esterne (coerenza e aspettative dei lettori), le quali conferiscono al racconto un orientamento e una logica, che il titolo di questo volume chiama necessità. Il caso è invece quanto sembra ascrivibile alla libertà creatrice, sembra introdurre elementi immotivati e gratuiti, contribuendo all’effetto di sorpresa di cui ogni narrazione ha bisogno. O forse, è un modo per sostituire alla visione del mondo dominante altre possibili, rivolte al futuro oppure al passato.
I saggi qui raccolti spaziano da Aristotele ad Arthur Miller, passando per Shakespeare, Tasso, il Classicismo, il Settecento inglese, Manzoni, la narrativa realistica ottocentesca francese e inglese.
[…] opera del poeta non è dire le cose accadute, ma quali potrebbero accadere e le cose possibili secondo probabilità o necessità. Lo storico e il poeta, infatti, non differiscono per il parlare uno in versi e l’altro in prosa […], ma differiscono per questo: per dire uno le cose accadute, e l’altro le cose quali potrebbero accadere. Perciò la produzione poetica è più filosofica e seria della narrazione storica: la produzione poetica, infatti, dice soprattutto le cose universali, mentre la narrazione storica dice il particolare.
Se questo passo di Aristotele riabilita la poesia dalle accuse rivolte ad essa, assieme a tutta l’arte, da Platone (imitazione di un’apparenza), essa però pone ai poeti una serie di difficoltà circa i rapporti tra probabile (o verosimile) e vero. Aggiunge infatti Aristotele: «è probabile che accadano anche molti fatti improbabili»; e quindi, in poesia «bisogna preferire cose impossibili “ma” plausibili a cose possibili “ma” non credibili». In ambito poetico, infatti, si deve preferire un verosimile impossibile all’inverosimile, anche se possibile…
Piero Toffano