Fortunes and misfortunes
Ascesa sociale e decadenza nel romanzo moderno
introduzione e cura di Francesco de Cristofaro
saggi di Alberto Beretta Anguissola Barbara Carnevali Elisabetta Abignente Enrica Villari Flavio Gregori Francesco de Cristofaro Peter Brooks Simona Micali Stefano Brugnolo e Xavier Bourdenet
Sigismondo Malatesta Editore, Santarcangelo di Romagna, 2026
I Libri della Fondazione Sigismondo Malatesta
«Studi interdisciplinari e comparati», 3

L’ambizione sociale è oggetto di rappresentazione narrativa fin dal Settecento. Dalle “eroine” di Defoe che raggiungono rispettabilità attraverso la prostituzione, al giovane Paysan parvenu di Marivaux, il desiderio di ascendere è più forte di qualunque scrupolo morale. Nel romanzo ottocentesco di Stendhal il parvenir diventa una vera strategia per chi di umili origini cerca con ogni mezzo di entrare nell’alta società. Nel secondo Ottocento la figura del parvenu, che aspira al demi-monde come in Bel-ami di Maupassant, è degradata. Nell’Inghilterra vittoriana basata sul progresso e la ricchezza, il social climber è un personaggio negativo: come Barry Lyndon che Thackeray ambienta nel ’700. Anche per l’aristocrazia e l’alta borghesia la decadenza economica e di prestigio è alle porte. Per sopravvivere ci si deve adeguare alle nuove regole come ne I viceré di De Roberto e, senza successo, in Buddenbrooks di Mann. Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa presenta all’opposto un personaggio aristocratico consapevole di appartenere a un mondo finito. Nel Novecento il parvenir si associa sempre più ad altri temi, quali lo snobismo, come accade a tanti personaggi della Recherche. L’ambizione del protagonista segna ancora The Great Gatsby di F.S. Fitzgerald, che accentua la dimensione non solo storica ma anche ideale del grande sogno americano, e i personaggi di Henry James legano ascesa sociale, ambizione e snobismo alla contrapposizione tra Europa e America, mondi e culture profondamente diversi.