Seguici su
Cerca

Francesco Orlando

Su Wagner e altri scritti di teatro musicale

Pacini Editore, Pisa, 2020

I Libri dell’Associazione Sigismondo Malatesta

«Studi di teatro e spettacolo (seconda serie)», 8

Copertina - Francesco Orlando, Su Wagner e altri scritti di teatro musicale

«Si chiamava Mime/ un nano malmostoso»: così esordisce, in tono di ballata, l’improvvisata autobiografia di Sigfrido nel terzo atto del Crepuscolo degli dei (tutte cose che abbiamo già visto in scena nella giornata precedente, Sigfrido). Uno gnomo fastidioso e ripugnante, codardo, saccente, mielosamente querulo, e soprattutto ipocrita: ha allevato un orfanello di stirpe divina nella speranza che costui, divenuto adulto, ucciderà per lui il drago che custodisce il tesoro; dopodiché, crede lo gnomo, basterà poco per sbarazzarsene – una pozione soporifera, un fendente sul collo.
Personaggio schifoso, insomma. Eppure. Sigfrido va in scena da quasi un secolo e mezzo, e non c’è pubblico che non trovi Mime, per certi aspetti, simpatico. Sarà la patina di comicità che si stende sui primi due atti dell’opera, e che fa di lui quasi un personaggio da cartoon, una specie di Willy Coyote sempre intento a tramare furbissime macchinazioni che poi gli si rivoltano contro, per la divertita commiserazione di tutti. Sarà che la sua ninnananna, pur palesemente sospetta nella sua regolarità sintattica, e grondante di menzogne e mezze verità, è una delle più belle canzoncine infantili che sia dato sentire.
L’opposizione assiologica, l’Altro spregevole contro l’eroe puro e senza paura (che però, nell’opera dopo, si macchierà di inganni ancor peggiori, seppure non voluti) finisce insomma per vacillare. Perché alla fine, come scrive Francesco Orlando, «l’arte serve male l’ideologia quando non lesina, a chi sta lì per essere reietto, presenza e voce».
È un fenomeno frequente nell’opera in musica: facendo cantare tutti, non si nega ad alcun personaggio la possibilità di orientare in proprio favore, magari per poco, l’identificazione, o almeno la comprensione e l’indulgenza dello spettatore.
Chiunque seguiva i corsi di Orlando, anche solo per poco, notava il ricorrere di allusioni e citazioni al teatro musicale e soprattutto all’Anello del Nibelungo – allusioni assai mal afferrate, peraltro, da un uditorio di studenti quasi tutti estranei alla frequentazione dell’universo operistico. Lì per lì si poteva pensare ad una passione personale, che arricchiva con risonanze di intensa adesione estetica la trama già sterminata dei suoi riferimenti culturali e letterari. E parlando con lui si capiva quanto vaste fossero le sue conoscenze musicali e operistiche – e quanto affilate le sue competenze, anche nel campo strettamente tecnico dell’analisi musicale…

Luca Zoppelli

Contenuti collegati

Privacy Policy