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Ricerca Malatestiana

Teoria della letteratura

Identificazione emotiva e Teoria della ricezione

Inizio della ricerca:5 novembre 2023
Fine della ricerca:29 novembre 2025

Da Freud a Klein, da Bion a Matte Blanco, la tradizione psicanalitica novecentesca si è spesso soffermata sul concetto di identificazione, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra proiezione e introiezione. Se dal versante psicanalitico si passa a quello letterario, l’identificazione costituisce il veicolo attraverso cui è possibile supporre un’adesione virtualmente totale del lettore all’universo del testo. Un tale transfert sarebbe tuttavia impossibile senza il ruolo svolto dall’emozione, la quale non si limita a garantire l’investimento di piacere necessario affinché il processo identificativo da parte del lettore possa dirsi riuscito ma orienta e determina la qualità e la gerarchia dei valori presenti nel testo, illuminandone quella natura bi-logica che è strettamente connessa alla rete delle costanti interne. Seguendo la riflessione di Francesco Orlando, «tema» equivale infatti a «classe di emozioni»: dove il concetto di emozione deve essere inteso, secondo la logica simmetrica di Matte Blanco, come il risultato di condensazioni di senso che rendono simili, o al limite identici, elementi diversi che condividono all’interno di un testo letterario anche un solo tratto pertinente in comune. Ovviamente le reti delle costanti interne possono svolgere la loro funzione e assumere il loro pieno significato solo in quanto non costituiscono dei meri contenuti ma si presentano in una forma espressiva retoricamente orientata che ne determina il senso.

Così intese, le costanti tematiche veicolano compromessi tra istanze o valori che, pur legandosi a emozioni contrapposte, appaiono al lettore segretamente «solidali»; compromessi che innescano esperienze emotive anche scandalose o rifiutate ma che diventano accettabili nello spazio del testo. Solo privilegiando l’asse paradigmatico su quello sintagmatico, è allora possibile ricostruire una rete di relazioni interne che, reiterando una stessa classe di sentimenti o affetti, determinano la quantità di emozioni e la loro distribuzione in uno spazio testuale dove la logica simmetrica invade ed altera la logica asimmetrica, pur senza mai annullarla e anzi stabilendo con essa un rapporto dialettico. Sulla base di questi presupposti, la letteratura si basa dunque su un atto di identificazione emotiva grazie al quale il lettore è portato a coincidere totalmente con il soggetto dell’enunciazione, e ciò sia per quanto riguarda la comprensione del testo, legata all’ordine sintagmatico e alla prevalenza della logica asimmetrica, sia per quanto riguarda l’emozione prevalentemente affidata alla multidimensionalità e alla simultaneità della rete paradigmatica. In questo senso, il problema dell’identificazione emotiva incontra la riflessione svolta dalle teorie della ricezione. Tra processo identificativo e libertà di ricezione da parte del lettore viene infatti a crearsi un rapporto di proporzionalità inversa, nella misura in cui all’aumentare della prima diminuisce necessariamente la seconda, e viceversa.

Anche in termini più generali, le questioni sollevate dall’identificazione investono aspetti basilari dell’esperienza letteraria: «identificazione» è infatti un concetto polisemico, che riguarda tanto la sintonia emozionale quanto l’accrescimento cognitivo che ha luogo nell’incontro (e nella frizione) tra realtà primaria e mondo narrato. Nella prospettiva teorica di Francesco Orlando, la dialettica che nell’esperienza della fruizione letteraria si instaura tra adesione emotiva e resistenza del lettore alle sollecitazioni del testo rispecchia la dialettica tra repressione e represso che, all’interno del testo, organizza i significati nei termini della formazione di compromesso.

Questo assunto sollecita, tra l’altro, l’indagine sui nessi e le corrispondenze che legano la realtà primaria ai mondi possibili della finzione, e che permettono di seguire le dinamiche dell’io riflesse nelle tensioni interne al discorso letterario. Da un lato, la letteratura può essere pensata lato sensu come una dinamica di regolazione sociale, non diversa da quelle che gli antropologi chiamano Ventilsitten. La letteratura consentirebbe in tal caso un’esperienza controllata di contenuti impossibili o estremi (si pensi alla teoria bachtiniana del rovesciamento carnevalesco) – col vantaggio di non compromettere il radicamento del soggetto nell’ordine culturale. Dall’altro, tuttavia, la letteratura si rivela come un orizzonte di costruzione del senso che interviene in modo sostanziale negli stessi processi di costruzione dell’io. Lungi dall’essere dato a priori, il soggetto si definisce in gran parte grazie alle dinamiche di risonanza empatica e cognitiva determinate dagli stati di identificazione letteraria, stati che sollecitano la soggettività con produttive interferenze. Nelle parole di Georges Poulet,

Reading […] is the act in which the subjective principle which I call I, is modified in such a way that I no longer have the right, strictly speaking, to consider it as my I. I am on loan to another, and this other thinks, feels, suffers, and acts within me. (G. Poulet, «Phenomenology of reading», New Literary History, 1.1, 1969, 53-68, qui p. 57).

La prospettiva fenomenologica di Poulet è il trait d’union fra l’analisi letteraria di matrice orlandiana e le teorie della ricezione in senso proprio. Più che con l’estetica della ricezione di Jauss, tuttavia, che insiste soprattutto sulla dimensione storico-culturale della ricezione di un testo, o con la teoria delle comunità interpretative di Stanley Fish, che sposta l’accento sul significato del testo come prodotto di uno specifico contesto di lettura, è con la prospettiva fenomenologica di Wolfgang Iser che il nostro discorso presenta interessanti spunti di convergenza. Iser insiste infatti sulle azioni del lettore implicito, che si configurano come atti strutturati orchestrati e guidati da strutture semiotiche immanenti al testo. Poiché la ricezione operata dal destinatario implicito adombra il processo che ha luogo in ciascun potenziale destinatario empirico, è chiaro che tra le varie prospettive di estetica della ricezione l’approccio iseriano si configura come quello più adatto a un confronto fruttuoso con l’indagine letteraria di impronta psicoanalitica.

La ricerca sulle emozioni legate ai processi di adesione empatica e di identificazione letteraria non può prescindere, infine, da alcuni aspetti che negli ultimi anni hanno attirato l’interesse crescente degli studiosi; nel campo della letteratura cognitiva, in particolare, il problema dell’identificazione emotiva si presta a un dialogo interdisciplinare in cui la psicoanalisi può confrontarsi con gli orizzonti della neurologia (teoria dei neuroni specchio di Giacomo Rizzolatti) o della teoria e antropologia culturale (teoria mimetica di René Girard).

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