La tradizione lirica deve al petrarchismo l’invenzione di un linguaggio amoroso che la poesia europea rimodulerà di continuo nei secoli successivi contaminandosi con modelli alternativi e dando vita a forme sempre diverse.
Queste numerose metamorfosi variano dalla concezione naturalistica dell’amore che scommette sull’appagamento del desiderio sensuale, a quella dell’amore coniugale, eticamente regolato, fino all’amor sublime alimentato da una dimensione spirituale che eleva gli amanti verso un’estasi quasi mistica. Le ritroviamo nella poesia decadente, dove convivono passione, dolore e tormento, perdita e furore, fusi in un linguaggio oscuro e, a volte, crudele; o ancora, e siamo già al secolo scorso, quando la poesia d’amore esprime senza veli il desiderio erotico sentito come necessario, e canta un oggetto d’amore tangibile, materiale: «m’occorreva avere accanto il tuo corpo», protesta Kavafis.
Il volume si propone di rivisitare queste molteplici declinazioni della lirica amorosa del Novecento in continuità o in discordanza con il passato. Un secolo in cui le figure del linguaggio poetico hanno rigenerato la tradizione dando nuove configurazioni ad antichi topoi, e hanno inventato quelle asimmetrie e quelle simmetrie, il mosaico e i frammenti, che caratterizzano lo stile di molte liriche moderne e ridisegnano lo spazio poetico dell’esperienza amorosa in forme nuove e sorprendenti.