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I Minibook - Il romanzo d’avventura

 

 

 

La serie «i minibook», ideata da Paolo Amalfitano, curata da Chetro  De Carolis, e inaugurata nel 2008, è giunta al 7° volume. Nella biblioteca de I Libri dell’Associazione Sigismondo Malatesta (Pacini Editore) «i minibook» si distinguono per il carattere monografico degli agili volumi: 100 pagine dedicate a uno scrittore o a un tema specifico, che presentano saggi critici già editi nelle Collane Malatestiane, studi su singoli autori o testi inediti o rari.

Fino a oggi, la serie si è concentrata sulla ripubblicazione, in ogni «minibook», di tre saggi significativi su un singolo tema, come nel vol. 6, oppure, più spesso, su un singolo autore: vol. 1, Tre saggi su Flaubert (2008), a cura di Francesco Fiorentino (saggi di G. Merlino, L. Pietromarchi, P. Toffano); vol. 2 Tre saggi su Goethe (2009), a cura di Anna Maria Carpi (saggi di G. Baioni, A. Chiarloni, L. Zagari); vol. 3, Tre saggi su Thomas Hardy (2010), a cura di Paolo Pepe (saggi di R. Ceserani, I. Duncan, E. Villari); vol. 4, Tre saggi su Joyce (2011), a cura di Franca Ruggieri (saggi di P. Amalfitano, C. Corti, P. Gullì Pugliatti); vol. 5, Tre saggi su Racine (2011), a cura di Benedetta Papasogli (saggi di F. Fiorentino, G. Forestier, G. Violato); vol. 6, Musica e Oriente: Francia e Italia nell’Ottocento (2012), a cura di Claudio Toscani (con saggi di A. Guarnieri Corazzol, J. Maehder, G. Paduano)

 

La sezione dedicata a testi inediti o rari è stata inaugurata dalla recente pubblicazione del minibook n. 7: Jacques Rivière, Il romanzo d’avventura, traduzione e cura di Flavia Mariotti, Pisa, Pacini Editore, 2013, € 9,50.

Si tratta di un saggio uscito nel 1913, in un’epoca di vivaci dibattiti sugli esiti del genere «romanzo», che videro protagonisti alcuni esponenti della «Nouvelle Revue Française», tra cui Jacques Rivière, segretario e poi direttore della rivista dal 1919 fino alla morte (1925). Come ricorda Flavia Mariotti, curatrice del «minibook», intorno al romanzo «si affaccendavano in questi anni critici e autori alla ricerca di nuovi modelli da sostituire a quelli ereditati dal secolo precedente, sentiti ormai come irrimediabilmente invecchiati, desueti, incapaci di interpretare la modernità, eppure ancora sottesi alla maggior parte della pur copiosa produzione narrativa del tempo» (Introduzione, pp. 9-10). Nell’espressione «romanzo d’avventura», con cui intitola il suo saggio, Rivière richiama esplicitamente il «romanzo d’avventure», e ciò «del tutto in linea con il programma della NRF che, per rinvigorire l’esangue romanzo, faceva appello alle risorse della narrativa popolare e sempre più guardava fuori dei confini nazionali, all’Inghilterra soprattutto, patria del genere, illustrato anche da opere di indiscusso valore […] Tuttavia, nel passaggio dal plurale al singolare, si legge chiara la volontà di prendere le distanze da quanto di facile, divulgativo, se non infantile, conteneva la denominazione di romanzo d’avventure. L’ambizione artistica resta un punto di forza della NRF, che in fatto di valore letterario non è disposta a fare concessioni. Il romanzo d’avventura si configura dunque non come un sottogenere, ma come il romanzo tout court, quel romanzo nuovo che reclamava il sostegno di un’estetica» (ivi, pp. 11-13).

In questo «testo programmatico, […] vero e proprio manifesto, la cui forza d’impatto sul lettore è anche dovuta alla scrittura artiste di Rivière» (ivi, p. 13), l’autore interpreta nodi, fermenti, sviluppi del romanzo francese – con una particolare attenzione alle forme –, estendendo il campo delle sue riflessioni ad altre letterature europee e ad altre arti (pittura e musica, in particolare).

Col suo taglio inter-artes e comparatista ante litteram, il volume apre dunque in maniera calzante la sezione «testi» dei «minibook».

Essendo un saggio suscettibile di destare l’interesse di studiosi e studenti italiani di diversi ambiti letterari e linguistici, si è ritenuto importante offrirne, a cento anni dalla sua pubblicazione, la prima traduzione integrale in italiano. Questa è stata realizzata da Flavia Mariotti, la quale inoltre, in una densa e articolata Introduzione, presenta il testo di Rivière e vi penetra sviscerandone forma e contenuto, inserendolo nel contesto della produzione romanzesca contemporanea e negli animati dibattiti dell’epoca – attentamente ripercorsi – e individuandone la portata lungo tutto il Novecento: «Il romanzo non cessa di interrogarsi sulle proprie condizioni di possibilità, confrontandosi più o meno direttamente con i nodi problematici così lucidamente posti nelle contraddizioni stesse di Rivière in quello che può considerarsi un testo fondatore dell’estetica del romanzo novecentesco» (ivi, p. 39).

Proponiamo qui sotto la lettura dell’incipit del saggio di Rivière, ricordando che questo «minibook», come gli altri volumi delle collane malatestiane, è acquistabile anche sul sito dell’editore Pacini: http://www.pacinieditore.it/

 

 

Jacques Rivière

Il romanzo d’avventura

 

Siamo in uno di quei momenti in cui all’improvviso ci si accorge che si è mosso qualcosa. Come una barca che durante la notte ruota sull’ancora – e al mattino la prua che guardava il porto è puntata verso il largo – la letteratura ha preso un nuovo orientamento. Il movimento è cominciato già da alcuni anni, ma prima d’ora non potevamo quasi notarlo. In ogni caso è giunto il momento di raccoglierci, di ascoltare e di capire cosa succede.

Qualcosa non esiste più, si è spento lentamente e ogni scrittore che vuol vivere deve ora liberarsene: il simbolismo. Come l’impressionismo, ha avuto una vecchiaia piuttosto lunga, ha resistito molto dopo aver superato la perfezione. Eppure è morto e non c’è più niente da fare sulla via che aveva aperto. Ostinarsi non serve a nulla: c’è un muro da quel lato, non si passa più; anche se si crede di procedere, si resta sempre chiusi dentro.

Ma altrove qualcosa si è aperto; da qualche parte, tra i rovi, esiste un misterioso cammino e i primi passi che vi si fanno conducono subito all’avvenire. Alcuni scrittori già vi si arrischiano. Dov’è?

Cerchiamo innanzi tutto di definire il simbolismo; mostreremo poi che ad allontanarcene è stato un cambiamento nei nostri piaceri; tenteremo infine di indovinare dove ci portano le nostre nuove tendenze, e che tipo di opera ci preparano a gustare (incipit, pp. 43-44).

 


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