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La misura del disordine. Miraggi e disincanti nella poesia barocca europea

14-15 dicembre 2018 Colloquio di Poesia - Venezia, Fondazione Lavi Palazzo Giustinian Lolin

L'argomento delle due giornate, curate da Paolo Amalfitano, Riccardo Held, Andreina Lavagetto e Sergio Zatti, sarà La misura del disordine. Miraggi e disincanti nella poesia barocca europea (scarica qui programma e informazioni per raggiungere la sede del Colloquio)

Interverranno: Paolo Amalfitano, Carlo M. Bajetta, Andrea Battistini, Giorgio Busetto, Rodrigo Cacho Casal, Davide Conrieri, Carmen Gallo, Riccardo Held, Andreina Lavagetto, José Maria Micó, Wolfgang Neuber, Benedetta Papasogli, Marco Presotto, Laura Rescia, Adrian Streete.

 

La misura del disordine
Miraggi e disincanti nella poesia barocca europea
 
 
Possiamo partire da tre questioni che pone e discute Jean Rousset in uno dei suoi libri più famosi, un testo critico che ha segnato una svolta negli studi sull'argomento: La letteratura dell'età barocca in Francia, Circe e il Pavone, 1981. Al grande studioso svizzero si deve, in questa e in altre sue opere, una delle riflessioni più interessanti e approfondite sulla "questione della letteratura Barocca" non solo in Francia ma soprattutto nelle relazioni tra l'Europa cattolica e controriformista (Italia e Spagna), l'Europa luterana (Germania) e quella puritana e anglicana (Inghilterra).
 
1) Il Barocco e l'Europa 
 
In questo studio Rousset sostiene in modo convinto e convincente che solo una prospettiva larga, europea può farci cogliere il sistema di varianti e costanti che ritroviamo nelle infinite metamorfosi dei temi barocchi che si richiamano l'un l'altro nei testi poetici, sia lirici che drammatici, delle diverse letterature tra il 1580 e il 1670. 
 
Non abbiamo risparmiato, nel corso della presente ricerca, i riferimenti alle letterature straniere; si potrebbero moltiplicare. Ci siamo accontentati di esempi sparsi; era importante mettere in evidenza come il Barocco, movimento cosmopolita, riguardi una vasta parte dell’Occidente e si estenda perfino in America; come la Francia sia inserita in un concerto; come sia impossibile studiare e valutare il suo ruolo isolandola dagli altri paesi. Da tali ricerche, che sarebbe opportuno ampliare ancora, emerge come la Francia riceva, o rifiuti, più di quanto non dia; come l’opposizione francese al Barocco non sia così globale come si potrebbe credere, e come tale opposizione, quando esiste, sia in parte, ma solo in parte, una reazione nazionale a quanto proviene dai paesi stranieri.
Emerge inoltre che questi paesi sono innanzitutto l’Italia e in secondo luogo la Spagna; ma se gli scambi con gli altri centri di cultura (Inghilterra, Olanda, Germania, Austria) sono meno consistenti, ci sono tuttavia numerose concordanze. Sulla base di questa concordanza, Alan Boase ha cercato e scoperto Jean de Sponde a partire dai poeti metafisici inglesi.
La maggior parte degli esempi stranieri sono stati proposti in quanto riferimenti-limite; sono infatti Graciàn, i marinisti, i barocchi tedeschi che portano il Barocco alle estreme conseguenze. È a loro che occorre guardare per vedere il Barocco allo stato puro; i francesi spesso si fermano a metà strada, tentano soluzioni miste. Solo il parallelo con le soluzioni proposte fuori di Francia permette di riconoscere e di valutare il ruolo del Barocco in Francia.
La diffusione internazionale non impedisce al Barocco di differenziarsi secondo i luoghi e le nazioni; ogni paese ha il suo o i suoi barocchi. Quale è quello originario? La Spagna ha i suoi sostenitori; recentemente F. Strich ha proposto un Barocco europeo interamente tributario della cultura spagnola, propagata da due gruppi di agenti: i gesuiti e i mistici. 
Credo piuttosto, insieme con altri, alla preponderanza romana: il Barocco è berniniano e borrominiano nelle arti figurative; è questo Barocco che la Francia ha accolto, così come si è aperta di preferenza all’azione del Tasso, di Guarini, dei marinisti; i gesuiti si sono rapidamente romanizzati, poi europeizzati; i mistici spagnoli sono stati filtrati e adattati da François de Sales, da Mme Acarie, da Bérulle e dall’Ecole  française.  È vero che l’azione della Spagna, con Cervantes, Lope, Quevedo, Graciàn, tutti ampiamente tradotti e parafrasati, è percepibile nel teatro francese, nella novella, nei moralisti e costituisce uno dei canali di infiltrazione del Barocco in Italia. 
 
2) Addio al Barocco?
La seconda questione riguarda la pertinenza e la validità del termine, l'identificazione di una figuralità specifica del termine barocco, cioè la sua capacità di circoscrivere una serie di testi e di escluderne altri in base a criteri immanenti agli oggetti artistici (architetture, arti figurative, testi letterari e teatrali, etc.).
Il barocco è riconoscibile solo dal trionfo della metafora, dell'allegoria e dell'iperbole o mostra anche altri moduli espressivi, contraddittori e pre-illuministi, che iniettano nei testi l'ironia, il paradosso, e perfino, come nella poesia di J.Donne, la verosimiglianza dell'inverosimile?
 
Una categoria dunque da buttare perché troppo vasta e senza confini, o utile e insostituibile?
Cosi risponde J. Rousset:
 
Addio al Barocco? Evidentemente non all’arte che porta questo nome, arte che oggi sentiamo più vicina e conosciamo meglio; la sua riconquista è un dato acquisito. Non mi stancherò mai, per quanto mi riguarda, dei triangoli e dei cerchi che si combinano in Sant’Ivo, dei soffitti in movimento di Pietro da Cortona e di padre Pozzo, delle pareti e delle volte d’acqua di Bernini, delle cupole di Guarini e dei suoi discepoli, delle ellissi incastrate di Dietzenhofer o di Neumann… e sono ben lieto che la lista non possa essere esaurita.
Se è vero, come mostrano le ricerche attuali, che si devono distinguere tra questi artisti tendenze molto diverse e perfino divaricazioni ed antagonismi, continuerò nell’intimo a riunirli in un medesimo riconoscimento per aver saputo comporre l’estasi e il calcolo, l’immaginazione e la costruzione, la sensualità dei materiali e il rigore delle concatenazioni; per aver creato delle dimore incantate grazie al più coerente degli stili, che dissimula però la propria coerenza sotto i veli della grazia e dello slancio aereo. Chi potrebbe mai decidersi ad abbandonare queste opere che, nella loro danza, ci dicono che il gioco è un’attività seria, che la fugacità e la morte sono nascoste nella nostra vita, ma che ogni metamorfosi designa una permanenza? 
 
3) Cos'è il Barocco nelle arti e nella letteratura?
 
J. Rousset:
Ma che cosa è il Barocco? E quali sono le condizioni di un transfert legittimo dalle arti figurative alle arti letterarie? 
La domanda è posta all’architettura romana di Bernini, di Borromini e di Pietro da Cortona, perché soltanto da essa ci si può aspettare una definizione semplice e indiscutibile del Barocco; ad essa pertiene di fornire i criteri dell’opera barocca ideale; raccolti e portati ad un grado sufficiente di generalizzazione, tali criteri potranno poi servire come strumenti di valutazione per opere non plastiche.
Sarà allora possibile far ritorno alla letteratura e interrogare, servendosi di quei criteri, alcune opere importanti dell’epoca per determinarne l’eventuale barocchismo.
Il peso della discussione cade prima di tutto sulla Francia.
Ma il Barocco è un movimento europeo; le sue origini e il suo centro di attività sono fuori di Francia, dove fiorisce incontrando resistenze minime. È importante non perdere mai di vista questa verità e mantenere sempre uno sguardo sull’arte e sulla letteratura degli altri paesi, e principalmente dell’Italia; la Francia farà allora parte di un concerto a più voci.
 
Alla luce di queste considerazioni generali, e anche specifiche, che traversano in modo problematico i principali testi di Rousset - cui si potrebbero aggiungere molte altre voci di storici delle arti e della letteratura, precedenti, coevi e successivi, H.Wölfflin, W.Benjamin, A.Cioranescu, Padre Pozzi, ecc. - varrebbe la pena ripensare e riaprire, dopo trent'anni, la questione della poesia barocca in Europa.  
Si tratterebbe di ridisegnare e approfondire il significato di un'epoca "rivoluzionaria" tanto nella storia quanto nelle forme espressive - e questo è l'argomento del nostro Colloquio - studiando le costanti e le varianti in cui i temi e i tratti "oppositivi" e insieme "ripetitivi" di quel periodo si presentano nelle opere più significative delle diverse letterature. 
Ci potrà forse essere utile, come via d'accesso a una materia per sua natura così complessa e proteiforme, prendere le mosse dalle due forme più rappresentative di quella stagione simboleggiate da Circe e il pavone. Insieme, esse proclamano che tutto è mobile, inconsistente, precario, illusorio. Agli occhi degli uomini del Seicento rappresentano da una parte il fascino dell’effimero, il gusto del travestimento e dell’esibizione; dall’altra l’inquietudine, il senso di precarietà, il desiderio inappagabile di stabilità e assolutezza. Sono questi i due poli tra cui oscilla l’immaginario barocco: il culto delle apparenze e l’orrore del vuoto che si cela dietro di esse, il fascino della metamorfosi e il rimpianto della stabilità, l’inseguimento dell’effimero e la ricerca di un punto fermo e definitivo, la follia e la saggezza, il desiderio di accedere a una spiritualità superiore, ascetica, e il richiamo dei sensi e dei piaceri. 
La compresenza dei modelli teologici della tradizione poetica medievale e rinascimentale e delle prospettive stranianti della scienza nuova e dell'empirismo critico danno vita, nell'arco del secolo della poesia barocca, - sia nelle forme brevi del sonetto e della canzone, sia nei monologhi e nei dialoghi teatrali della poesia drammatica - a una straordinaria forma di sincretismo di valori e di innovazione stilistica che, con sfumature diverse, interessa e modifica profondamente il panorama di tutta la letteratura europea coeva e successiva. 
 
 
Paolo Amalfitano
Riccardo Held
Andreina Lavagetto
Sergio Zatti
 


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