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Like a Prayer. Religione e secolarizzazione nelle arti (1990-2020)

Rocca Malatestiana, 24-25 settembre 2021 - Santarcangelo di Romagna, Rimini

L’argomento delle due giornate curate da Francesco de Cristofaro, Carmen Gallo, Teresa Lussone e Andrea Peghinelli sarà Like a Prayer. Religione e secolarizzazione nelle arti (1990-2020) (scarica qui il programma e informazioni per raggiungere la sede del Laboratorio).

Interverranno: Francesca Basile, Ilaria Biano, Valeria Cavalloro, Alessandra Crotti, Paola Di Gennaro, Giulia Olga Fasoli, Riccardo Gasperina Geroni, Ida Grasso, Mirko Lino, Mario Gerolamo Mossa, Elena Quaglia, Fatima Sai.

 

Like a Prayer. Religione e secolarizzazione nelle arti (1990-2020)
a cura di Francesco de Cristofaro, Carmen Gallo, Teresa Lussone e Andrea Peghinelli


Alla luce degli eventi storici che hanno caratterizzato su scala globale la scena politica occidentale, il prossimo Laboratorio Malatestiano – in ideale continuità cronologica con il precedente, dedicato alle rappresentazioni della Guerra fredda – si propone di indagare il ritorno della religione come motivo di conflitti, pressioni, tensioni al centro della scrittura e delle arti degli ultimi decenni. In particolare, il Laboratorio potrebbe concentrare la propria attenzione sul trentennio 1990-2020, ovvero dallo scoppio della Guerra del Golfo ad oggi, tenendo ben presente lo spartiacque rappresentato dagli attentati alle Torri Gemelle del 2001. Lo scopo sarebbe analizzare, in arti che si affidano a strumenti diversi (letteratura, teatro, cinema, serie tv), argomenti come: 1. la rappresentazione di scontri più o meno espliciti tra sistemi di pensiero riconducibili a confessioni religiose; 2. la risemantizzazione o rifunzionalizzazione di codici, rituali, tradizioni teologiche, in ambiti esterni a quelli della sfera devozionale; 3. formulazioni discorsive o visive in cui riemergono, più o meno consapevolmente, oppure si manipolano, residui ideologici legati al mondo religioso; 4. La sopravvivenza di correnti estremistiche e il diffondersi di nuove eterodossie nel contesto della globalizzazione; 5. la nuova attenzione prestata a percorsi individuali di conversione e/o di indipendenza/emancipazione dai contesti religiosi di origine, ecc.

Tutti elementi che sembrano raccontare come gli assunti illuministici della secolarizzazione, alla base delle democrazie occidentali – come la separazione tra potere politico e potere religioso, e la divisione tra sfera pubblica e politica e sfera privata e religiosa – siano stati messi in discussione in generale, e in modo più eclatante dalla diffusione del fanatismo religioso (non solo mediorientale, ma anche ebraico, cattolico, protestante) e dagli esiti terroristici che tanto hanno condizionato il racconto dei media e l’immaginario collettivo degli ultimi decenni.

Per quanto riguarda le opere che si potrebbero prendere in considerazione, per dar conto di tradizioni culturali varie e di evoluzioni diacroniche significative, un primo elenco potrebbe contenere:

- per il teatro le sperimentazioni della Compagnia Raffaello Sanzio, con l’opera Sul concetto di volto nel figlio di Dio (2010, in cui campeggia per tutto lo spettacolo l’enorme proiezione del volto di Cristo di Antonello da Messina); in ambito anglosassone, Blasted (1995) di Sarah Kane e Truth and Reconciliation (2011) di Debbie Tucker Green sui conflitti religiosi nella guerra in ex-Jugoslavia; The Lieutennat of Iinishmore (2001) di Martin McDonagh e Cyprus Avenue (2016) di David Ireland che ripercorrono gli scontri tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del nord; il più recente Meek (2018) di Penelope Skinner sulle derive fondamentaliste del cristianesimo ortodosso;

- per la letteratura, The Buddha of Suburbia (1990) di Hanif Kureishi; Il Vangelo secondo Gesù Cristo di Saramago (1991); White Teeth (2000) di Zadie Smith; Purple Hibiscus (2001) di Chimamanda Ngozi Adichie; Here I am di Jonathan Safran Foer (2016); Ragazza di Edda O’Brien (2020); in ambito francese la distopia narrativa di Houellebecq in Submission (2015) e Un temps pour hair (2018) di Marc Weitzmann, scrittore e giornalista che si è occupato del rapporto tra identità, religione e violenza; in ambito italiano la poesia di Giuseppe Yusuf Conte.

- per il cinema, Corpus Christi (film polacco nella selezione degli Oscar 2019); il film russo Parola di Dio (film rivelazione a Cannes 2016); Le Tout Nouveau Testament (2015) di Jaco Van Dormael; Jaffa di Karen Yedaya (2009); Noah di Aronofsky (2008); Valzer con Bashir di Ariel Forman (2008); Paradise Now (2005) di Hany Abu-Assad; Munich (2005) di S. Spielberg; The Passion of The Christ di Mel Gibson (2004); Magdalene di Peter Mullan (2002); e ancora Breaking the Waves (1996) di Lars Von Trier (e anche Nymphomaniac, 2013). Ulteriori approfondimenti potrebbero essere condotti nel cinema-saghe (come Star Wars e The Matrix) e nel cinema coreano.

- nell’ambito delle serie tv: per il genere “drama” il recentissimo Unorthodox (2020), sulle correnti radicali ebraiche newyorchesi; il distopico The Handmaid’s Tale (2017, ancora in corso), tratto dal romanzo di M. Atwood; per il genere satirico, le web-serie di produzione araba sulle caricature dell’Isis; per le commedie, Fleabag (2019), dove la protagonista si innamora di un prete cattolico; per il genere spy-story, Homeland (2011-2020), su un soldato americano convertito all’Islam; e ancora Penny Dreadful (2014-2016); Il miracolo (2018) di Niccolò Ammaniti e The Young Pope (2016) e The New Pope (2020) di Paolo Sorrentino.

 


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